Famiglie accoglienti Bologna “dovrete espellere anche noi”

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Il decreto Sicurezza è legge. Il provvedimento ha ricevuto molteplici critiche dal mondo dell’associazionismo e non solo. La preoccupazione degli organismi della società civile che lavorano in questo settore si somma a quella delle famiglie che credono nell’accoglienza e che hanno accolto ragazzi immigrati. L’associazione famiglie accoglienti ha deciso di prendere posizione di fronte ad un decreto che si definisce ‘ignobile’ e che prevede l’espulsione di moltissimi ragazzi che hanno trovato un lavoro e studiato e in Italia anche grazie al prezioso sostegno di chi li accolti, fatti sentire a casa, in famiglia, seppur lontani mille miglia dai loro paesi.

Riceviamo e pubblichiamo, il comunicato stampa sul decreto sicurezza delle famiglie accoglienti di Bologna.

A.A.A. COMUNICATO STAMPA SUL DECRETO SICUREZZA DELLE FAMIGLIE ACCOGLIENTI dei RAGAZZI RIFUGIATI

“Dovrete espellere anche noi”

Come famiglie che hanno un ragazzo africano o asiatico con loro, siamo indignate e offese dal fatto che il governo abbia posto la fiducia sul Decreto n. 113/2018, bugiardamente definito “Decreto sicurezza” quando in realtà aumenterà il numero di migranti in situazione irregolare e creerà maggiore insicurezza nelle nostre città. Si tratta di un decreto che non avrebbe mai dovuto nascere, poiché non esisteva alcun motivo di “urgenza” per regolare una materia complessa e variegata com’è l’immigrazione: si tratta di un vizio di legittimità costituzionale che non viene sanato dalla conversione in legge attraverso i voti della Camera e del Senato. Inoltre, il decreto è palesemente incostituzionale perché disomogeneo al suo interno, senza parlare della violazione degli obblighi internazionali dell’Italia e dell’articolo 10 della Costituzione dovuta all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Queste ragioni sono state ignorate dai 336 deputati che hanno votato “sì” alla fiducia ieri, un voto che non aveva altra ragione se non quella di impedire un dibattito parlamentare dal quale sarebbero emerse le crepe all’interno della maggioranza, all’interno della quale è stato effettuato uno scambio tra temi che interessavano il Movimento 5 stelle (la riforma della prescrizione) e materie che interessavano alla Lega (il decreto 113/2018). Uno scandaloso mercimonio su misure che ledono i fondamentali diritti delle persone. Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo. Se vorrete cacciare questi preziosi giovani dovrete farlo espellendo anche noi.

Famiglie Accoglienti di Bologna

famiglie.accoglienti.bologna@gmail.com

con Diego Rufillo Passini Stefania Andreotti Giovanni Sean Panettiere Sara Forni Marina Amaduzzi Alessandro Alvisi Ilaria Venturi Francesca Paron Dina Galli Pietro Andriotto Giacomo Rondelli Angelo Dattilo Benito Fusco Anna Salfi Paolo Brighenti Gianni Brandani Fabio Brandani Benedetto Brandani Giacomo Brandani Giovanni Genova

Le conseguenze del decreto per i minori stranieri

Il provvedimento mette a rischio in particolare due categorie: i minori stranieri non accompagnati e i neomaggiorenni arrivati in Italia. Abolendo la protezione umanitaria, infatti, strumento fondamentale di tutela di questi ragazzi, i minorenni si troveranno in un limbo giuridico che aumenterà la loro precarietà mentre i neo maggiorenni a un giorno dai loro 18 anni si ritroveranno privati di ogni possibilità di costruirsi un futuro.

Allo stesso modo, moltissimi minori e neomaggiorenni che avevano già avuto un permesso di soggiorno umanitario non avranno possibilità di rinnovarlo: se non avranno raggiunto i requisiti per la conversione del permesso di soggiorno umanitario in un permesso di lavoro, cosa estremamente complicata in un periodo storico in cui nessun giovane ha accesso a lavori stabili, e se avranno superato i 18 anni anche solo di un giorno, cadranno di fatto nella condizione di irregolarità. Non c’è bisogno di sottolineare come quest’ultima li esponga a enormi rischi, primo fra tutti, il coinvolgimento nella microcriminalità.

Per molti ragazzi che a 18 anni non hanno ancora un lavoro stabile questo provvedimento arriva al momento sbagliato. La presenza in Italia di numerose famiglie pronte ad accogliere in maniera spontanea è un segnale importante che dà forza anche a chi lavora in questo settore. Le conseguenze di questo decreto, per ora descritte come astratte, sono in verità reali, nella vita di tutti i giorni di questi ragazzi che amano l’Italia e vedono nel nostro paese la possibilità di un futuro.

Le famiglie italiane che accolgono sono sempre di più

Coloro che hanno deciso di accogliere un rifugiato nella propria casa, secondo un articolo di Vita, sono sempre più numerosi. È un’altra Italia quella raccontata dai dati di Refugees Welcome, l’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia dei rifugiati con la quale Cidis Onlus collabora nel progetto Mai PIù Soli – pratiche di accoglienza a misura di ragazzo.

L’accoglienza in famiglia dei rifugiati negli ultimi tempi ha registrato un aumento di oltre l’80% nelle iscrizioni alla piattaforma. «È come se avessimo assistito ad un’esplosione della società civile. Tra le motivazioni per cui decidono di fare questo passo, molti riportano il bisogno di attivarsi in un momento di fortissima chiusura da parte del governo», spiega Fabiana Musicco, Presidente di Refugees Welcome Italia, che oltre all’aumento delle iscrizioni ha ricevuto anche un forte incremento nella richiesta di volontariato.

Novanta le famiglie che hanno partecipato al progetto negli ultimi due anni e mezzo. Un target misto, dalle giovani coppie, agli anziani, alle famiglie con figli. «Solitamente le convivenze durano tra i sei mesi e un anno. Qualcuna si trasforma e la persona rimane all’interno della famiglia. Certo è che in molti casi l’opportunità di essere accolti in casa rappresenta un vero e proprio momento sliding door per le persone che, in questo modo, entrano in un ricco circuito relazionale».

La campagna #Apriteleporte

Proprio a questa Italia si rivolge la campagna di sensibilizzazione #Apriteleporte di Cidis, che vuole aprire gli occhi su uno dei momenti più critici per i ragazzi e le ragazze presenti nelle comunità per minori: il compimento della maggiore età, quando devono uscire dai centri dove sono accolti. Lo fanno o per essere trasferiti in centri per adulti spesso poco idonei alle esigenze di un adolescente e geograficamente lontani dal posto in cui hanno vissuto sino a quel momento, o perché escono dal sistema di accoglienza, con il rischio di essere nuovamente sradicati e perdere gli affetti e le abitudini faticosamente costruiti: gli amici, la scuola, gli operatori.

Le storie della famiglie che hanno accolto e dei ragazzi che sono stati accolti fotografano un’Italia che ancora resiste e ha voglia di dimostrarlo. Le famiglie accoglienti sono tante e determinate a farsi sentire nei confronti di un provvedimento che pare non tenere conto degli sforzi e dell’impegno di questi ragazzi.