Raccontare la complessità: i minori che arrivano in Italia soli e l’impegno di Cidis Onlus

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Bisogna riconoscere che non è facile passare le ultime frontiere di quella pessima ‘età ingrata’ senz’aver vicino nessuno a cui confidarsi: né un amico, né un parente!

Elsa Morante, L’isola di Arturo

Dopo anni di invisibilità degli immigrati dal dibattito pubblico, oggi siamo arrivati ad una sovraesposizione mediatica dai toni allarmanti e tutta concentrata sugli arrivi via mare. I media snocciolano numeri: ogni giorno si fa la conta delle centinaia di persone approdate in questo o quel porto, ma i dati contestualizzati al sistema di accoglienza raramente vengono offerti ai lettori in analisi più approfondite. Non si scende mai nel dettaglio, non si esce mai dal barcone.

Quella che ci restituisce la televisione è l’immagine di una moltitudine migrante il quale unico scopo è la sopravvivenza, un’immagine che crea angoscia e che esce dalle categorie sociali riconoscibili alle quali siamo abituati: i migranti non sono popolo, non sono società, non sono cittadini di paesi terzi che non possono più godere dei propri diritti. Del diritto al lavoro, alla vita, ad un’esistenza sicura. 

Non sono minori, non sono famiglie, non sono vittime di tortura. La complessità non viene quasi mai raccontata.

Nel nostro lavoro invece la complessità è all’ordine del giorno, non la neghiamo, cerchiamo di governarla e di aiutare gli altri a comprenderla. Per questo oggi vogliamo parlare dei bambini e dei ragazzi seduti su quei barconi e che arrivano in Italia da soli. A maggio 2017 se ne contavano più di 17.000 in accoglienza in Italia, provenienti principalmente da Gambia, Egitto, Albania, Guinea, Nigeria, Costa d’Avorio, Bangladesh, Eritrea, Senegal, Mali e Somalia. Si tratta perlopiù di ragazzi tra i 15 e il 17 anni, ma il trend è quello di un progressivo abbassamento dell’età media, soprattutto per le bambine e le ragazze.

Di più del 30% di loro si sono perse le tracce. Molti ragazzi hanno trovato una strada più veloce per raggiungere i paesi europei dove sono diretti, piuttosto che aspettare i tempi previsti dalla procedura di relocation (secondo la tredicesima relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento della Commissione Europea, dall’istituzione della procedura ad oggi sono stati ricollocati dall’Italia solo 5 minori non accompagnati), ma altri sono divenuti vittime di organizzazioni criminali, traffici umani, sfruttamento lavorativo e sessuale.

Questa è l’emergenza di cui abbiamo bisogno di parlare.

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La presenza di minori non accompagnati era quasi del tutto sconosciuta fino a pochi anni fa, ma il suo diventare sempre più consistente ha costretto il Paese ad aprire gli occhi.

Oggi l’Italia sta cercando di costruire il proprio sistema per l’accoglienza e la protezione dei minori che arrivano soli. Una delle poche buone notizie arrivate a chi fa il nostro lavoro da qualche anno a questa parte è stata proprio l’approvazione della cd Legge Zampa (L. 47/2017), un buon tentativo di rendere organica una legislazione confusa e spezzettata. L’approvazione della legge si inserisce in una generale ridefinizione del sistema di accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) rintracciati sul territorio nazionale, che attualmente prevede:

  • L’attribuzione al Ministero dell’Interno della responsabilità di governance della questione
  • Il superamento della distinzione tra MSNA che richiedono la protezione internazionale o meno, per far fronte ai bisogni specifici dei minori indipendentemente dal proprio status
  • L’attivazione di strutture governative ad alta specializzazione dislocate sul territorio nazionale e deputate all’accoglienza di brevissima durata per la fase di primo rintraccio, le cd “strutture ponte”
  • La collocazione di tutti i MSNA nell’ambito del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati SPRAR, adeguatamente potenziato e finanziato (ad aprile erano solo 2000 su un totale di 25.743 i posti di accoglienza attivati dagli Enti Locali dedicati ai minori)
  • L’ampliamento delle risorse del Fondo Nazionale per i MSNA, a cui accedono i Comuni che assicurano attività di accoglienza fuori dai circuiti nazionali.

Ma la novità più recente è l’elaborazione e la diffusione delle Linee guida per la selezione, la formazione e l’iscrizione negli elenchi dei tutori volontari da parte della Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, figure chiave il cui ruolo è stato finora sottovalutato e gestito in maniera emergenziale.

I minori infatti hanno la necessità e il diritto a un tutore che promuova il loro superiore interesse, una persona che li rappresenti legalmente per ogni adempimento amministrativo in Italia e che, contemporaneamente, li aiuti a comprendere il complicato mondo italiano. Se non in rari casi, ad oggi vengono nominati come tutori dei minori rintracciati sui territori sindaci, assistenti sociali o gli stessi referenti delle strutture di accoglienza in cui sono inseriti. In alcuni comuni, in particolare quelli di sbarco, i Sindaci sono tutori di centinaia di minori.

Lo sforzo della Garante va invece nella giusta direzione di creare una figura vicina al minore e presente in ogni fase cruciale del suo percorso di accoglienza e inserimento in Italia. Proprio in queste settimane i Garanti regionali stanno pubblicando i primi avvisi per la selezione dei tutori.

Si va quindi delineando un sistema organico di accoglienza e presa in carico, ma non senza difficoltà. La forte eterogeneità delle politiche sociali ed educative, l’assenza di un unico modello sociale di riferimento e la ricaduta differenziata a livello locale del fenomeno rendono difficile l’individuazione di un unico modello di intervento.

È in questo contesto che Cidis Onlus ha deciso di mettere al centro delle proprie attività la realizzazione di interventi per i minori che arrivano soli,  i più vulnerabili fra i migranti.
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Cidis da più di due anni è impegnato in servizi di accoglienza di minori con due comunità alloggio situate rispettivamente a Prata Sannita e a Caserta, nate nell’ambito del progetto C.A.SA. M.I.A.. Le due comunità, Casa Mia e Casa Ariel, sono dedicate alla primissima accoglienza e rientrano nelle strutture cd “ponte”, in quanto in teoria dovrebbero avere solo un ruolo di passaggio: i ragazzi dovrebbero permanere presso di esse per un massimo di 60 giorni (ora ridotti a 30 dalla legge 47/2017, ndr) in attesa di essere trasferiti in centri SPRAR per la seconda accoglienza. Nei due mesi di permanenza i ragazzi dovrebbero richiedere il permesso di soggiorno, fare i necessari accertamenti sanitari, avere un primo supporto psico-sociale e un’alfabetizzazione di base.

Nella realtà, a causa della scarsa disponibilità di posti negli SPRAR, l’accoglienza dei ragazzi in questo tipo di strutture dura diversi mesi, per cui già in questo primo momento vengono organizzate attività che normalmente competerebbero alla seconda fase dell’accoglienza. Gli operatori di Casa Mia e casa Ariel si occupano infatti di inserimento scolastico, realizzazione di attività sportive, organizzazione di laboratori creativo-didattici e attività di integrazione con le realtà del territorio (per saperne di più è possibile approfondire qui, qui o qui).

A partire da quest’anno inoltre, ed in linea con quanto previsto dalla legge 47/2017, Cidis promuove la pratica dell’inserimento dei minori in famiglia attraverso la sperimentazione e la messa a regime del sistema dei tutori volontari e dell’affido familiare. Nelle Regioni dove Cidis lavora è infatti già possibile partecipare alla selezione per diventare tutori volontari indetta dai garanti dell’infanzia, qui gli avvisi di Umbria, Lazio, Calabria e Campania e qui un articolo per capire meglio come funziona la selezione nelle diverse regioni.

Un altro punto debole del sistema di presa in carico dei minori arriva al compimento della loro maggiore età, momento in cui molti ragazzi vengono sganciati dal sistema senza paracadute, con tutte le conseguenze sociali del caso. Per questo Cidis ha deciso di sperimentare un percorso di accompagnamento all’autonomia dedicato ai ragazzi nella fascia di età 17-19 anni, attraverso sia l’accoglienza in famiglia, che verrà realizzata in collaborazione con Refugees Welcome Italia, che un innovativo esperimento di co-housing in strutture turistico ricettive gestite dai ragazzi in semi autonomia.

Inoltre, Cidis riserva a questo target iniziative di formazione e orientamento lavorativo specifiche, per fornire loro un aiuto concreto nella costruzione del proprio percorso di autonomia.

Alcune di queste attività sono parte del progetto Mai più soli – pratiche di accoglienza a misura di ragazzo, che Cidis sta realizzando all’interno del programma Never Alone con l’obiettivo di rafforzare il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati attraverso la messa a sistema di pratiche di accoglienza “a misura di ragazzo” integrate e che accompagnino i beneficiari fino ad oltre il raggiungimento della maggiore età, insieme a  Refugees Welcome Italia, la Cooperativa Nuovo Villaggio, l’ASGI, i Comuni di Mugnano di Napoli e Corigliano Calabro e con la preziosa collaborazione dei Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza, i Tribunali e i servizi sociali di ogni Comune. Per approfondire, qui una scheda dettagliata.

Cidis partecipa anche ad a iniziative di approfondimento, studio e sensibilizzazione sul fenomeno dei minori stranieri in Italia, propone seminari formativi e di aggiornamento, è attivo nella promozione delle buone pratiche ed è impegnato in attività di sensibilizzazione nei confronti dei Comuni con i quali collabora.

Per rimanere aggiornati sulla situazione dei minori stranieri arrivati soli in Italia e sulla possibilità di partecipare al progetto Mai Più Soli come tutor volontari o famiglia affidataria, continuate a seguirci oppure scriveteci all’indirizzo email agiallorenzi@cidisonlus.org.