Buone pratiche d’accoglienza: Coppiolo centro aperto

A Gubbio Cidis Onlus gestisce il centro di accoglienza straordinaria “Il Coppiolo”, una struttura che ospita 30 richiedenti protezione internazionale provenienti per lo più da Nigeria, Mali e Pakistan.

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Gubbio è un comune di poco più di 30.000 abitanti in provincia di Perugia, territorialmente molto vasto, che spesso risente dell’isolamento dovuto alla propria posizione, sopratutto d’inverno. Creare canali di integrazione e incontro reciproco tra i ragazzi e la società ospite è stata una sfida fin dall’inaugurazione del Coppiolo.

E’ per questo che alcuni mesi fa l’equipe multidisciplinare che organizza la vita del centro – composta da coordinatori, operatori sociali, tutor e insegnanti di italiano – ha deciso di aprire le porte del Coppiolo alla cittadinanza, proponendo laboratori creativi e incontri con il territorio, per conoscere, farsi conoscere e realizzare una vera integrazione, stimolando la motivazione e la creatività degli ospiti.

Sono stati proposti ai ragazzi accolti due laboratori artigianali, uno di rilegatura di quaderni e diari in tessuto, e uno per realizzare pezzi di mobilio e arredamento con materiali di riciclo. Gli operatori della struttura presidiano tutte le attività, ma la conduzione dei laboratori è stata lasciata in mano a degli esperti del luogo che hanno deciso, nel loro tempo libero, di dedicarsi volontariamente all’insegnamento di queste arti ai nuovi arrivati.

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Chi lavora in accoglienza sa che il coinvolgimento dei beneficiari non è facile: oltre ai traumi che  accompagnano i ragazzi che compiono il viaggio verso l’Europa, una volta arrivati molti rifugiati e richiedenti asilo, sopraffatti dall’incertezza e dalla difficoltà di comprendere o pianificare il proprio futuro, diventano indifferenti a ciò che li circonda ed è difficile stimolare una loro partecipazione attiva nelle attività quotidiane.

Non è stato facile neanche al Coppiolo, ma la presenza di cittadini eugubini che volontariamente hanno scelto di passare il proprio tempo per tramandare un’arte, ha avuto dei risultati incredibili sugli ospiti. Gli appuntamenti settimanali con gli insegnanti vengono sempre accolti molto calorosamente e seguiti con interesse e partecipazione, e se all’inizio i beneficiari hanno seguito progetti realizzati sotto la supervisione degli esperti, già dopo un mese l’iniziativa dei ragazzi più intraprendenti ha preso il sopravvento, portandoli a proporre la creazione di oggetti e strumenti di loro interesse.

I laboratori inoltre stimolano anche l’apprendimento della lingua italiana “in uso”, grazie a delle specifiche lezioni di italiano L2 mirate alla comprensione dei termini e delle procedure dell’industria artigianale/manifatturiera italiana.

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Il Coppiolo rimane aperto anche dopo il lavoro: gli operatori per coinvolgere la cittadinanza organizzano feste, aperitivi, pizzate. Venerdì scorso ad esempio, c’è stato un piccolo concerto dei volontari dell’associazione culturale “ADS APS”, che già conoscevano il centro perché in passato avevano realizzato un laboratorio di musica con gli ospiti. Per l’occasione sono stati esposti i lavori realizzati durante i laboratori, un successo con tutti i presenti e un grande motivo di orgoglio per i nuovi artigiani.

La strada dell’accoglienza, come quella dell’integrazione, non è mai semplice, ma al Coppiolo un forte spirito di équipe e il legame con il territorio hanno permesso di realizzare qualcosa di molto positivo: stimolare nei ragazzi una maggiore creatività e quindi motivazione, la chiave di volta nel processo di ricostruzione identitaria personale che ogni rifugiato e richiedente asilo deve affrontare nel nuovo paese. Ma aprire le porte ha anche aiutato gli abitanti del posto a sperimentarsi nell’accoglienza e conoscere da vicino i ragazzi che oramai, per loro non sono più estranei.

Storie di piccoli, quotidiani successi in cui partecipazione e condivisione funzionano da antidoti all’odio e alla discriminazione.

Forza Gubbio!

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Vacancy!

Cidis Onlus è alla ricerca di un esperto legale per il controllo su progetti finanziati su fondi FAMI, Ministero degli Interni.

Requisiti:

Professionista iscritto all’Albo degli Avvocati da almeno 5 anni

Breve descrizione del lavoro:

La figura dovrà occuparsi della verifica di tutti gli affidamenti di forniture, di servizi e di lavori e tutti gli incarichi individuali esterni formalizzati nell’ambito dei progetti.

 

Le candidature dovranno pervenire entro il 3/04/2017. Per informazioni ed invio CV, regolarmente datato e firmato, contattare la sede di Perugia allo 0755720895 o inviare un’email all’indirizzo amministrazione@cidisonlus.org con oggetto “Candidatura Esperto legale fondi FAMI”.

Refugees Open Day: una buona pratica d’accoglienza

Non è la prima volta che Cidis apre le porte al pubblico: da Cassano All’Ionio, a Caserta, a Gubbio, in questi ultimi anni di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo abbiamo spesso sentito l’esigenza di conoscere e farci conoscere dai nostri vicini. E più piccola la comunità di inserimento, più impellente la necessità di farne parte, di mostrarsi, di presentarsi per nome, anche per contrastare quell’idea di “immigrazione gigante senza volto” che continua ad insidiarsi nella società italiana. Per noi l’immigrazione ha tanti volti e altrettante storie, e raccontarle è diventata una parte sempre più importante del nostro lavoro.

Tra Foligno e Spello Cidis ospita 24 persone, di cui più della metà donne. A Foligno Cidis è domiciliato presso il Cesvol insieme ad altre realtà del terzo settore che operano sul territorio, ma che non si conoscono molto bene tra di loro. Da qui è nata l’esigenze di aprire le porte con un REFUGEES OPEN DAY un po’ diverso dal solito, organizzato non tanto per incontrare la cittadinanza quanto le associazioni “vicine di casa”.

E’ così che le organizzazioni folignate e i richiedenti asilo e rifugiati accolti da Cidis si sono finalmente conosciuti, riscoprendo le stanze e gli spazi che frequentano tutti i giorni come luoghi di nuove opportunità: le associazioni presenti infatti, con il supporto dei mediatori linguistico-culturali, si sono raccontate ai ragazzi e alle ragazze accolti per spiegare le iniziative che portano avanti e lo spirito che anima il proprio lavoro, ma soprattuto per invitar loro a partecipare alle proprie attività ed unirsi al gruppo di lavoro. La giornata si è poi conclusa con il rinfresco offerto dalle ragazze in accoglienza: piatti tipici dei paesi di provenienza e pizza.

Cidis crede fermamente nel lavoro in rete tra le associazioni del terzo settore e lo incoraggia costantemente, proprio per questo ci tiene a ringraziare coloro che hanno partecipato alla giornata e con cui spera di continuare a collaborare, come la Banca del Tempo, la Casa dei Popoli, La Coccinella, la Comunità di Sant’Egidio, Emergency Foligno, Liberi di essere, Officina della memoria e Il Sole Onlus.

Per tutte le altre associazioni e i cittadini di Foligno che vorrebbero saperne di più sul nostro lavoro o venire a conoscerci, la nostra sede è presso la Casa dell’Associazionismo, in Via Oberdan 119, per un appuntamento potete contattarci all’indirizzo foligno@cidisonlus.org.

Vi aspettiamo.

TESFA – SPRAR Massa Martana

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Dal dicembre 2016 CIDIS Onlus è Ente attuatore del progetto SPRAR del Comune di Massa Martana (PG), un progetto finalizzato a dare accoglienza e facilitare i percorsi di inserimento sociale di richiedenti asilo e rifugiati con misure che oltre a garantire le condizioni materiali di accoglienza, prevedono la realizzazione di attività di accompagnamento sociale finalizzate alla conoscenza del territorio e all’effettivo accesso ai servizi locali: assistenza sanitaria, tutela legale, tutela psico-socio sanitaria, inserimento scolastico dei minori,  istruzione e educazione degli adulti, strumenti di inclusione sociale, realizzazione di attività di animazione socio-culturale, orientamento lavorativo e inserimento abitativo.

I rifugiati e i richiedenti asilo accolti nel Progetto vengono ospitati presso la struttura via II Giugno 8.

I racconti dell’accoglienza… al femminile

Abbiamo intervistato Irene Masci, referente di Cidis Onlus in Umbria, le abbiamo chiesto una lettura del lavoro dell’accoglienza in un’ottica di genere, una riflessione sull’accoglienza delle donne richiedenti asilo e rifugiate.

Irene, quante sono le donne accolte in Umbria da Cidis, in quali strutture sono accolte?

Cidis attualmente accoglie in Umbria 15 donne nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) di Umbertide e Foligno e 6 donne nello SPRAR di Foligno. Nel corso dell’ultimo anno sono transitate nei CAS circa 30 donne che ora sono fuori dai programmi di accoglienza. I paesi di provenienza sono principalmente Nigeria, Gambia e Sierra Leone. Nella quasi totalità dei casi si tratta di donne che sono transitate e hanno risieduto anche per lunghi periodi in Libia: mi preme sottolinearlo perché la permanenza in Libia spesso aggiunge ai traumi e alle violenze subite nei paesi di origine ulteriori ferite, e questo vale in particolare per le donne.

Qual è la differenza fra l’accoglienza in un CAS e in uno SPRAR?

Lo SPRAR è il sistema italiano di accoglienza per eccellenza, nello SPRAR oltre all’accoglienza materiale sono garantiti servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro e all’autonomia abitativa che mancano nei centri CAS, che hanno sostanzialmente la funzione di fornire una prima accoglienza materiale ai richiedenti asilo che arrivano via mare, in attesa di essere inseriti nei programmi SPRAR. Inserimento che però spesso non avviene. Seppure il Cidis tende a garantire gli stessi standard di qualità per entrambe le tipologie di accoglienza, a volte i limiti imposti nella gestione emergenziale dell’accoglienza sono insormontabili.

Ci sono ripercussioni che riguardano in particolare le donne?

L’accoglienza nei CAS è un’accoglienza in emergenza e quindi provvisoria, le ricadute di questa precarietà sulle donne di fatto sono maggiori. In teoria, come accennavo prima, le donne vulnerabili (tutte!) dovrebbero essere trasferite nei centri ordinari in tempi brevi, ma nella realtà dei fatti questo non avviene, per cui le donne si trovano fuori dal sistema di accoglienza senza essere assegnata a nessuno SPRAR. Se vittime di tratta, questo porta a ricadere immediatamente nelle reti della criminalità, se donne particolarmente vulnerabili e con percorsi sanitari complessi già avviati, porta all’interruzione dei trattamenti medici, perché costosi e non affrontabili al di fuori di percorsi di sostegno.

Ci sono tratti specifici nel lavoro di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiate donne?

Accogliere le donne è un’attività diversa dalla classica accoglienza per uomini single (che è l’esperienza più comune nel territorio umbro ed italiano), ma le variabili sono molte e non bisogna mai dimenticare la singolarità di ogni persona: ospitiamo donne single, donne con famiglia e donne single con figli, il lavoro è molto diverso per ognuna di queste tipologie. Ospitiamo donne musulmane, cattoliche, animiste, analfabete, altamente scolarizzate con caratteri molto diversi. Trovare dei fabbisogni e delle necessità comuni è molto difficile perché ogni donna ha la sua storia ed il suo progetto migratorio. Di base comunque il Cidis preferisce utilizzare come operatrici e come mediatrici linguistico/culturali delle donne e coinvolgere nel lavoro di staff esperti con competenze specifiche sulle questioni di genere nelle migrazioni.

A cosa ti riferisci in particolare?

Ad esempio, temi importati come le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) e la tratta per sfruttamento sessuale. Lavorare con degli esperti è importante anche per poter formare gli operatori che quotidianamente lavorano nell’accoglienza di donne, sono loro ad avere un ruolo decisivo per individuare situazioni di particolare vulnerabilità. Nel lavoro con le donne è più che mai importante supportare e qualificare gli operatori e le operatrici e cercare una sinergia di lavoro con i servizi specialistici che offre il territorio, ad esempio i Consultori, per i temi connessi alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e la pianificazione familiare.

I servizi del territorio sono pronti a raccogliere la sfida?

Purtroppo non sempre. Lavorare con i richiedenti protezione internazionale donne significa avere competenze mediche e di mediazione che spesso il personale sanitario non ha. Direi che in generale il sistema dei servizi è ancora impreparato a gestire, soprattutto nell’emergenza, utenti portatori di riferimenti culturali non omogenei ai nostri, che incidono profondamente sul concetto di benessere o sulla gestione della maternità, il rapporto con il proprio corpo, la concezione di salute mentale. Ci sono però anche delle eccellenze. In Umbria è stato possibile avviare collaborazioni proficue con centri specializzati e stimolare l’interesse e il coinvolgimento dei servizi sanitari su temi centrali per l’accoglienza delle donne. Cidis ha stipulato un protocollo di intervento con il Centro Umbro di riferimento per lo studio e la prevenzione delle Mutilazioni Genitali Femminili che fa capo alla Fondazione Celli, ha stabilito contatti con aziende ospedaliere e consultori familiari che si sono impegnati al massimo per garantire alle donne in accoglienza il diritto alla salute. La sfida oggi è trasformare l’eccellenza in pratica comune a tutti i servizi pubblici, sanitari e non.

Ci sono storie che ti piace ricordare?

Ci sono diverse storie di successo all’interno dell’accoglienza Cidis ma sono particolarmente legata a quelle delle donne che sono riuscite ad avviare processi di emancipazione e crescita. Ad esempio A., una donna vittima di MGF che ha deciso spontaneamente di de-infibularsi in seguito a gravi problemi di salute connessi all’apparato urinario. Quando le è stato proposto l’intervento chirurgico era molto spaventata ma anche molto decisa ad intraprendere questa strada. Questo oltre ad aver provocato una condizione di salute fisica notevolmente migliore ha contribuito a una maggiore apertura alla vita e alla socializzazione. A. si è liberata di un fardello che incideva al livello psicologico oltre che fisico, per lei è stato come chiudere un ciclo della sua vita pieno di sofferenze e violenze. Ad esempio L. e G. che, anche se mutilate, sono riuscite a capire l’importanza che la mutilazione genitale ha avuto nella loro esperienza di vita con i partner, ed hanno deciso di rimanere in Italia e non tornare nei loro Paesi d’origine per evitare che questa pratica potesse essere replicata alle loro bambine. Mi viene in mente ancora B. che grazie al supporto di un progetto di accoglienza è riuscita ad allontanarsi dal compagno che esercitava una forte violenza psicologica su di lei. Ed anche tutte le donne con i bambini che hanno integrato il loro modo di essere madri con il nostro, arricchendo le stesse operatrici e alcune operatrici sanitarie di pratiche altrettanto valide per la cura dei figli. Da tutte abbiamo sicuramente imparato ad agire con coraggio.

Consigli per gli operatori dell’accoglienza che lavorano con le donne?

Armatevi di pazienza, empatia e buon senso. Utilizzate la mediazione culturale intesa come negoziazione simbolica di universi diversi e tentate di far scegliere sempre la donna cercando di sospendere, per quel che è possibile, il giudizio. Una scelta fatta dalla donna stessa sarà molto più forte e sostenibile nel tempo di una scelta fatta dallo staff.

Grazie Irene!

Vacancy!

Cidis Onlus è alla ricerca delle seguenti posizioni:

Operatore/operatrice part-time per progetto accoglienza richiedenti asilo adulti

Sede di lavoro: Umbertide-Pierantonio-Perugia

Requisiti:

  • Laurea in Scienze Sociali/Antropologiche/Politiche/dell’Immigrazione/Lingue e/o esperienza pregressa di lavoro nell’accoglienza di rifugiati/richiedenti asilo
  • Buona conoscenza della lingua inglese e/o francese
  • Conoscenza dell’associazionismo del territorio
  • Conoscenza dei servizi del territorio
  • Patente B automunito
  • Attitudine al lavoro in team e in contesti multiculturali

Breve descrizione del lavoro:

L’operatore/operatrice entrerà  a far parte di un team dell’accoglienza già esistente nella sede Cidis Onlus di Perugia. I compiti varieranno dall’accompagnamento dei beneficiari presso i servizi, ad attività di socializzazione per i beneficiari, gestione pratica degli appartamenti dove sono ospitati i beneficiari.

Si richiede flessibilità, forte motivazione e attitudine problem solving. L’operatore/operatrice Risponderàal responsabile della struttura di accoglienza di Umbertide.

Le candidature dovranno pervenire entro il 25 giungo 2016. Per informazioni ed invio CV contattare Irene Masci presso sede di Cidis Onlus Perugia 075-5720895 e all’indirizzo email imasci@cidisonlus.org