Cidis firma appello Asgi e Action Aid sulla tutela dei cittadini stranieri messa a rischio dal Covid-19

CIDIS Onlus ha sottoscritto il documento di ASGI e Action Aid che, oltre a mettere in evidenza le criticità che vivono molti cittadini stranieri sul territorio nazionale in questi mesi di emergenza da COVID-19, propone e chiede al legislatore anche delle soluzioni concrete e immediate per garantire alle persone più vulnerabili le misure preventive per contenere il contagio.
Uno dei punti principali dell’appello è chiudere le strutture di accoglienza di medie e grandi dimensioni (CAS e CARA) perché non riescono a tutelare la salute di operatori e beneficiari e a garantire il rispetto delle restrizioni previste dai provvedimenti legislativi. In queste strutture risulta difficile rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro fra le persone così come il divieto di assembramenti. La riorganizzazione che viene proposta nel documento per garantire la tutela della salute dei cittadini stranieri è quella di ricorrere al loro trasferimento in piccoli appartamenti o in progetti SIPROIMI per i quali si chiede l’estensione di accesso al sistema anche ai titolari di protezione umanitaria, casi speciali regime transitorio, protezione speciale e ai richiedenti protezione internazionale (attualmente esclusi).
Per i Minori Stranieri Non Accompagnati, attualmente accolti in comunità non aderenti alla rete SIPROIMI, il documento propone di disporre di ufficio la prosecuzione dei progetti di accoglienza dopo il compimento della maggiore età con proroga di almeno 6 mesi a partire dal termine dell’emergenza COVID-19.
Alla berlina anche i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) e gli hotspot che, come le strutture di accoglienza di medie e grandi dimensioni, sono luoghi con alta promiscuità. La soluzione proposta è di sospendere nuovi ingressi nei centri e disporre misure alternative al trattenimento per le persone già presenti oppure che il trattenimento non sia prorogato o sia disposto un mero ordine di allontanamento da parte del questore, stante l’impossibilità di eseguire i rimpatri nei paesi di origine.
Il documento chiede inoltre la sospensione dei provvedimenti di revoca delle misure di accoglienza e delle dimissioni dalle strutture, nonché il ripristino delle misure di accoglienza per coloro ai quali è stato già notificato un provvedimento di revoca dalla Prefettura; la sospensione della decorrenza dei termini per le dimissioni delle persone in accoglienza, con proroga di al-meno 6 mesi, a partire dal termine dell’emergenza COVID-19, per le dimissioni programmate nei progetti SIPROIMI; la ripresa degli inserimenti nei progetti territoriali SIPROIMI, a partire da quelli già autorizzati, previa valutazione preliminare del rischio infettivologico sia all’ingresso in struttura sia durante la permanenza in struttura e infine il sostegno al reddito per i cittadini stranieri che come quelli italiani, in conseguenza dell’emergenza COVID-19, hanno perso il lavoro.
Il documento non dimentica le persone senza fissa dimora e coloro che vivono in insediamenti informali, in condizioni precarie che non gli permettono di rispettare i decreti né tanto meno le misure di prevenzione della diffusione del contagio, come per esempio lavare spesso le mani e i vestiti che indossano. Anche in questo caso la soluzione proposta per evitare nuovi focolai di contagio è l’accesso a strutture di accoglienza adeguate con acqua e servizi igienici con l’attua-zione di tutte le misure di prevenzione, oltre l’allestimento di nuove strutture se necessario.
Per quanto riguarda invece gli insediamenti rurali si propone un immediato approvvigionamento idrico, la fornitura di bagni chimici, la distribuzione di disinfettanti, lo smaltimento quotidiano dei rifiuti, la predisposizione di strutture per le misure di quarantena domiciliare, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni territorialmente competenti (Prefetture, Comuni, Regioni, ASL).
La predisposizione e la diffusione di materiale informativo multilingue, la promozione di campagne informative finalizzate a rafforzare la consapevolezza sulla prevenzione, sulla cura e sull’emergenza sanitaria in corso, il potenziamento dei servizi di mediazione linguistico-culturale per supportare e migliorare la fruizione dei servizi di sorveglianza telefonica dei contatti e dei casi, la condivisione della documentazione necessaria per effettuare gli spostamenti non derogabili e delle informazioni circa le conseguenze penali dell’inosservanza delle misure previste dai decreti sono altri punti sviluppati nell’appello firmato da moltissime associazioni.
L’appello presenta inoltre una serie di richieste relative ai procedimenti amministrativi e a quelli giudiziari. Nello specifico per quanto riguarda i procedimenti amministrativi viene richiesta la proroga ex lege di 6 mesi/1 anno di tutti i permessi di soggiorno scaduti o in scadenza e dei titoli di viaggio rilasciati dalle Questura italiane nel periodo di emergenza coronavirus; la possibilità di formalizzare la domanda di protezione internazionale o di primo rilascio di permesso di soggiorno direttamente via pec o una procedura alternativa, definita dalle Questure competenti, per ottenere un appuntamento; l’invio telematico di documenti che integrano i procedimenti relativi al rilascio del nulla osta e al ricongiungimento familiare vengano definiti con modalità telematiche senza rinvii dovuti all’emergenza; la sospensione delle attività di notifica delle decisioni delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione interna-zionale e infine che siano sospesi anche i procedimenti giurisdizionali relativi alle espulsioni, agli allontanamenti, ai trattenimenti nei CPR e le relative impugnazioni.

Cidis Onlus, condividendo l’analisi elaborata da Asgi e Action Aid e le soluzioni proposte, invita a firmare e a diffondere l’appello:

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/03/EMERGENZA-COVID-19_DIRITTI-STRANIERI-22-marzo-finale.pdf