I racconti dell’accoglienza: Casa Sabali

Casa Sabali è un Centro di Accoglienza Straordinario per nuclei familiari e donne sole che Cidis Onlus gestisce, da giugno 2016, a Mugnano di Napoli. La struttura può ospitare fino ad un massimo di 21 beneficiari, e dalla sua apertura ad oggi ci sono transitate più di cinquanta persone. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Maria Esposito, responsabile del centro.

Ciao Maria, iniziamo dagli ospiti: chi sono le persone accolte a Casa Sabali?

Al momento ospitiamo per lo più donne migranti richiedenti asilo, provenienti dai paesi dell’Africa Subsahariana: Costa D’Avorio, Gambia, Nigeria, Sierra Leone e Somalia. Ci sono poi una coppia nigeriana e una ivoriana e due bambini. Inizialmente, però, prevalevano i nuclei familiari provenienti dal Corno D’Africa: Eritrea, Somalia e Sudan. Abbiamo avuto come ospite anche una coppia turca di etnia curda.

Ci racconti cosa fate a Casa Sabali?

Pur essendo una soluzione provvisoria, l’obiettivo è quello di ricreare all’interno della comunità un clima quanto più accogliente e familiare possibile, che faccia sentire i beneficiari a loro agio. Il lavoro che viene portato avanti quotidianamente dallo staff punta a rendere gli ospiti sempre più autonomi, incoraggiando l’integrazione con il tessuto sociale di riferimento. Oltre alla prima accoglienza materiale, che si sostanzia in vitto, alloggio, orientamento legale e assistenza sanitaria, offriamo un corso di italiano, fondamentale per comprendere la nuova realtà della società di accoglienza, e momenti di socializzazione e conoscenza del territorio. Ad esempio, venerdì 20 gennaio abbiamo partecipato ad un incontro presso la sala consiliare sul tema “Troppe bugie sull’Africa”, che ha visto l’intervento del giornalista Silvestro Montanaro. Si è discusso delle ragioni che stanno alla base dell’immigrazione africana e della storia, bruscamente interrotta, di Thomas Sankara, giovane presidente del Burkina Faso che, a cavallo degli anni ’90, tentò di cambiare il suo paese prima di essere assassinato.

Come ha reagito la piccola comunità di Mugnano?

Il paese ha risposto abbastanza bene all’insediamento di questa nuova comunità che, tra diffidenza e pregiudizi, ha suscitato dal suo avvio anche molta curiosità. I nostri ospiti, ad esempio, hanno partecipato alla festa patronale, tenutasi lo scorso settembre; alcune donne, inoltre, si sono date da fare come parrucchiere per gli abitanti del palazzo dove si trova la struttura. Nel complesso, però, bisogna avere l’occhio sempre vigile e saper coltivare le relazioni con il vicinato. L’attenzione sulla nostra comunità rimane molto alta.

Quali sono le principali criticità che affrontate, considerando lo specifico target dei beneficiari?

Sicuramente il primo ostacolo è la lingua, o meglio, far capire l’importanza che la comunicazione ha nel processo di integrazione. Per gli ospiti c’è l’opportunità di imparare sotto la guida di un’insegnante di italiano L2, ma dato i diversi  progetti migratori individuali non è detto che tutti ne approfitteranno. Pressante, invece, è la richiesta del documento, un obiettivo al quale i beneficiari si “aggrappano” per trovare un ancora in tempi di massima incertezza. Le donne costituiscono un target estremamente vulnerabile: la loro esperienza migratoria è caratterizzata nella stragrande maggioranza dei casi da violenze fisiche, sessuali e psicologiche. Molte di loro, faticano a liberarsi dalle reti criminali della tratta, nonostante il supporto che l’organismo fornisce loro per emergere da condizioni di sfruttamento. Le difficoltà nell’affrontare queste situazioni sono enormi sia per i rischi reali a cui vanno incontro le ragazze che tentano di sottrarsi alle condizioni di sfruttamento, sia per il complicato percorso che devono avviare una volta che la decisione è presa. Il coinvolgimento di strutture territoriali ad hoc ed organismi che ad anni si occupano del tema è centrale in queste situazioni. A Casa Sabali abbiamo sempre un occhio molto attento soprattutto per le ragazze giovani. Tuttavia anche da noi sono transitate giovani donne che hanno poi fatto perdere le proprie tracce. Comunque è stato molto bello vedere come tutte le nostre ospiti abbiano aderito alle iniziative per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Il cocco di Casa Sabali è il piccolo M., tre anni a lui si è aggiunto S., venuto alla luce presso il Policlinico di Napoli il 25 dicembre. Che significa avere dei bambini all’interno della struttura?

È straordinario vedere come l’essere umano, anche nelle situazioni di precarietà estrema, sia legatissimo alla vita. La nascita di S. ha avuto una forte valenza simbolica (anche pe la data di nascita che non passa certo inosservata!): S. rappresenta la vita che continua, ci ricorda come nel futuro ci sia sempre una speranza. Con i bambini l’ambiente della comunità è più leggero e rilassato, la loro presenza infonde tranquillità e serenità, due condizioni che alleviano il disagio vissuto dai nostri ospiti. M., poi, è perfettamente inserito nella comunità di Mugnano: parla italiano, va all’asilo e ha persino partecipato alla recita natalizia, dove ha vestito i panni di uno dei tre Re Magi!

Grazie Maria!