I racconti dell’accoglienza

Secondo appuntamento con i responsabili delle strutture di accoglienza gestite da Cidis Onlus nei diversi territori. Una chiacchierata per conoscere un po’ meglio queste realtà e far emergere il lavoro di tutti i giorni degli operatori, i loro piccoli successi e le difficoltà che rifugiati e richiedenti asilo devono affrontare nel nostro paese. Oggi abbiamo parlato con Bakary, responsabile dell’accoglienza di Gubbio.

Bakary, chi sono oggi gli ospiti accolti a Gubbio?

Innanzi tutto vorrei vantare il primato di Gubbio come primo progetto di prima accoglienza di Cidis Onlus, dal 2014 sono passate diverse persone, alcune ora risiedono negli SPRAR, altri hanno connessioni sufficienti per vivere altrove e seguire il proprio progetto di integrazione… insomma quella di Gubbio è una lunga storia!

Oggi la struttura ospita 30 uomini, tra i 19 ed i 35 anni, provenienti da Nigeria, Burkina Faso, Gambia, Mali, Pakistan, Afghanistan: un bel gruppo diversificato che non fatica a trovare intesa sia al suo interno che con il territorio. Alcuni sono arrivati in questi giorni, altri sono con noi da più di un anno. Alcuni sono in attesa di essere sentiti dalla Commissione che deciderà se riconoscere o meno la Protezione internazionale, altri hanno avuto il diniego, hanno fatto ricorso e sono in attesa di andare in giudizio.

Che tipo di percorso fanno con noi?

Come in altre strutture, si parte dal familiarizzare con il luogo e si viene guidati alla scoperta dei servizi. Molti ragazzi dopo un sostegno nella prima fase, sono oggi in piena autonomia e sanno tranquillamente destreggiarsi. L’apprendimento della lingua è sempre un’attività importante: a volte le persone che arrivano sono analfabete, per cui si lavora molto per avviare il processo di alfabetizzazione. Dopo una formazione di base accompagniamo gli altri al CPIA territoriale, dove perfezionano la conoscenza della lingua, alcuni sono così determinati ad imparare velocemente che chiedono più compiti a casa!

Ci impegniamo molto per organizzare attività ricreative e di socializzazione, anche con il prezioso aiuto di altre associazioni. L’oratorio di Gubbio ad esempio è un luogo speciale, sempre aperto a tutti, lì partecipiamo a feste, gruppi di gioco e i ragazzi si sentono utili prendendosi cura dell’orto. Per favorire i contatti con gli eugubini abbiamo avviato dei Tandem linguistici grazie ai quali i giovani del luogo possono imparare lingue nuove. Non da ultimo, si gioca a calcio! Lo sport è una grande leva di socializzazione e coesione.

Quali sono le sfide più grandi nell’accoglienza?

Il lavoro senza dubbio è una questione centrale. La voglia di fare è forte e a nessuno piace stare con le mani in mano. Nei primi 6 mesi di permanenza in Italia ai richiedenti asilo non è permesso dalla legge lavorare, così cerchiamo di sfruttare al massimo le opportunità formative. Grazie a Garanzia Giovani abbiamo attivato corsi professionali in manutentore del verde e pizzaiolo, corsi di 160/180 ore che hanno permesso ad una 15ina di ragazzi sotto i 30 anni di acquisire una qualifica riconosciuta. Molti ragazzi hanno potuto mettere in pratica quanto imparato e se oggi vieni a Gubbio a mangiarti una pizza non è detto che il pizzaiolo abbia origini napoletane!

Un successo di cui sei particolarmente fiero?

Il percorso di S.: da quando è a Gubbio, più di un anno, ha sempre espresso il desiderio di rimettere mani sulla macchina da cucire. Con pazienza abbiamo trovato una vecchia macchina dismessa… Bhe, oggi S. che tra l’altro sta per uscire dal programma, non ne ha più bisogno perché lavora in una sartoria professionale della città e utilizza ben altri macchinari. S. è un grande successo per la nostra accoglienza, un ragazzo che ha affrontato le difficoltà, colto le opportunità che siamo stati in grado di offrirgli e si avvia ad una autonomia che grazie al lavoro non fa più paura.

Qualche consiglio per gli altri operatori dell’accoglienza? 

La prima accoglienza non è mai semplice, si ha a che fare con persone che vivono in uno stato di incertezza dovuto innanzi tutto all’esito della propria domanda di asilo, bisogna essere in grado di spostare l’attenzione su una progettualità per il futuro nonostante le incognite. La tentazione più forte accompagnando queste persone nel loro percorso difficile è vendere un’altra realtà, fare promesse a vuoto per tranquillizzarli e sperare che vada tutto ok, invece dobbiamo sempre ricordarci di fare la nostra piccola parte al meglio senza pretendere di poter decidere o garantire alcunché… bisogna tenere gli occhi spalancati, le braccia aperte e la mente ferma.

Grazie Bako!

A seguire le foto dell’evento “art is in the air” del 23 aprile a Gubbio.