I racconti dell’accoglienza

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Questo il primo appuntamento mensile con i responsabili delle strutture di accoglienza gestite da Cidis Onlus nei diversi territori. Una chiacchierata per conoscere un po’ meglio queste realtà e far emergere il lavoro di tutti i giorni degli operatori, i loro piccoli successi e le difficoltà che rifugiati e richiedenti asilo devono affrontare nel nostro paese.

Oggi abbiamo parlato con Alessandro, responsabile dell’accoglienza di Foligno, terza città dell’Umbria.

Alessandro, puoi dirci qualcosa degli ospiti accolti a Foligno?

A Foligno ad oggi ospitiamo otto donne in due strutture separate, due appartamenti che si trovano nella prima periferia. In un appartamento vivono quattro ragazze, nell’altro due donne con bambini. Le ospiti arrivano dal Gambia e dalla Nigeria, sono tutte donne giovani tra i 20 e i 35 anni, con bambini piccoli, tutti sotto i 4 anni. Uno ha soli due mesi, è nato proprio qui a Foligno!

La nostra strategia è di prediligere l’accoglienza in appartamenti perché le ospiti, vedendosi affidata la gestione quotidiana della casa, avviano da subito un processo di graduale auto-organizzazione e responsabilizzazione. In altre parole, è più semplice che dopo un po’ si sentano davvero “a casa”.

Che tipo di percorso fanno con noi?

I nostri operatori si occupano di avviare un percorso di inserimento e integrazione nel tessuto locale che veda le donne sempre più autonome nel gestirsi e fare le proprie scelte. Il percorso iniziale è più o meno lo stesso per tutte: si familiarizza con il luogo, ci si impegna nell’apprendimento della lingua italiana e si viene guidate alla scoperta dei servizi.

Ovviamente si presta attenzione ai fabbisogni differenziati di ogni richiedente, cercando di conseguenza di costruire un percorso individuale di autonomia più aderente possibile alle esigenze dei singoli. In questo caso ad esempio, mentre con le ragazze già ci siamo adoperati – insieme al Centro per l’Impiego e Informa Giovani – per iniziare a ragionare sulle opportunità formative o di lavoro, il gruppo delle madri è per lo più impegnato nella cura dei figli e non riesce sempre a frequentare tutte le attività. Per loro infatti abbiamo attivato rapporti con il pediatra e cercato di avviare una corretta comunicazione con questo sui bisogni dei figli.

Nonostante le esigenze dei gruppi siano diverse, tutte le richiedenti asilo condividono comunque la stessa priorità, quella di vedere un esito positivo della propria richiesta. Il percorso è lungo e può impiegare fino ad un anno, si parte dal racconto della propria storia e la raccolta della memoria, poi si passa alla ricerca di prove che supportino la veridicità dei fatti, e alla fine si incontra la Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione internazionale, che valuta ogni singola domanda. Il nostro supporto sia legale che operativo per tutta la durata di questo percorso è cruciale.

Quali sono i successi e quali le maggiori difficoltà?

I successi sono davvero nelle piccole cose: A. arriva con la carrozzina da sola dal pediatra e non ha più bisogno di essere accompagnata, il suo bambino cresce sano grazie ai suoi sforzi e al suo coraggio e ne è orgogliosa, S. inizia a leggicchiare il quotidiano locale, H. mi dice che le piace Bastia Umbra, J. ha fatto la treccine a una dodicenne italiana che guardandosi allo specchio ha cacciato un sorriso grosso come una mezzaluna. I successi di fatto sono tutti frammenti di una vita che piano piano diventa “normale”.

Dall’altra parte anche le difficoltà sono quotidiane. Per noi operatori la più grande è senz’altro quella di accogliere senza creare “dipendenza” dall’assistenza, la seconda è di non soccombere alle emergenze continue, la terza è di non venire completamente assorbiti da questa esperienza.

Grazie Alessandro!

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