L’ANNO CHE E’ STATO E QUELLO CHE VERRA’

Il 2016 è stato un anno difficile, che si è velocemente guadagnato la fama di anno da dimenticare il prima possibile. L’Europa si è trovata ad affrontare sfide che l’hanno colta impreparata, che hanno costituito un banco di prova per la tenuta stessa dell’Unione e che hanno avuto pesanti ripercussioni in tutti i paesi membri.

Di fronte agli attacchi terroristici, all’avanzamento di sentimenti xenophobi e antieuropei e alla crisi dei rifugiati, l’Europa ha risposto dividendosi e richiudendosi nei nazionalismi dei singoli stati, negando il suo stesso spirito fondatore. L’Europa della crisi di Schengen è un’Europa che ha reso il nostro lavoro ancora più difficile, ma proprio per questo incredibilmente più importante.

img_0942

Per noi infatti, il 2016 è stato particolarmente intenso.

Nonostante gli accordi di marzo tra l’UE e la Turchia, che hanno drasticamente ridotto i flussi migratori nella rotta balcanica, per l’Italia è stato l’anno record degli arrivi via mare: più di 171.000 persone sono sbarcate sulle nostre coste nel 2016, in maggior parte nigeriani, eritrei, sudanesi e gambiani provenienti dalle coste libiche e in fuga da povertà, guerre e dittature. Mai così tanti migranti sono morti in mare tentando di raggiungere l’Europa come nel 2016. I governi europei si sono dimostrati sempre più inermi, e incapaci di elaborare soluzioni politiche condivise per un problema comune, alcuni si sono affidati a risposte unilaterali di disarmante semplicità e grave portata simbolica: la costruzione di muri.

img_0758

Mentre il tema dell’invasione continua ad essere una costante dei media mainstream e di un sempre più forte populismo a cui si affida molta politica italiana, alla fine di novembre gli accolti in Italia erano circa 176mila, un numero che se paragonato con l’impegno di altri stati risulta assolutamente gestibile per un paese di 60 milioni di abitanti. Sulla distorta  percezione pesa una innegabile differenza di presa in carico degli arrivi tra i vari comuni italiani: solo 2.600 su 8.000 comuni ospitano migranti, e, tra questi, meno di mille hanno attivato progetti Sprar, una buona pratica a livello internazionale di cui l’Italia deve andare fiera.

Noi nel nostro piccolo abbiamo intensificato il nostro impegno continuando a rispondere alla chiamata dell’accoglienza e arrivando ad ospitare quasi 300 rifugiati e richiedenti asilo. Abbiamo portato i progetti SPRAR da due a sette, e dato sempre maggiore profondità alle attività nei sei centri di accoglienza straordinaria che gestiamo tra la Campania e l’Umbria. A tutta la nostra accoglienza applichiamo la stessa metodologia e la stessa attenzione, impegnandoci nella costruzione di percorsi di autonomia individuale basati sulla storia e sulle aspirazioni di ogni individuo, lavorando in piccoli centri dove è più semplice creare momenti di scambio con le comunità locali e promuovendo un’accoglienza diffusa di piccoli numeri.

october-20-2016-65

Questo è stato anche l’anno che ha visto l’arrivo del più grande numero di minori stranieri non accompagnati, con circa 23.000 ragazzi che da soli sono sbarcati sulle coste del paese.

Per Cidis Onlus l’accoglienza di MSNA ha rappresentato una grande sfida che ci ha spinto a progettare nuovi percorsi per garantire a questi ragazzi un futuro sostenibile in Italia. Nel corso del 2016 abbiamo aperto una seconda comunità alloggio che ci permette di accogliere in tutto 16 minori. Nel corso dell’anno vi abbiamo raccontato le loro storie e di chi con loro lavora tutti i giorni. Grazie a loro siamo riusciti ad abbattere muri di indifferenza che circondavano le nostre piccole comunità alloggio e abbiamo iniziato a farci conoscere, a collaborare con il resto della comunità locale per migliorare il sistema di accoglienza, per coinvolgere tutti nell’educazione di questi futuri cittadini – attraverso lo studio, il lavoro e l’arte. Che il nostro impegno sia di qualità ce lo ha riconosciuto anche l’European Migration Network.

call-for-action-volontari

Il 2016 per noi ha anche significato lavorare a pieno ritmo alle politiche di integrazione degli immigrati residenti nel nostro paese – un numero stabile che si assesta intorno al 9% – con progetti di empowerment per donne a rischio di marginalità sociale, progetti complessi di integrazione linguistica, attività di segretariato sociale e di mediazione interculturale, progetti nazionali per prevenire e contrastare le forme di discriminazione sul lavoro, progetti di buone pratiche e di scambio a livello nazionale ed europeo e progetti di formazione.

Per l’immigrazione in Italia questo è stato l’anno dei passi avanti fatti a metà: la proposta di legge a tutela dei minori stranieri non accompagnati votata alla camera in Ottobre al momento è ferma in Senato, così come la legge sulla cittadinanza delle seconde generazioni. Anche per questo per il 2017 intendiamo supportare le seconde generazioni e renderle protagoniste della propria narrazione.

dsc_0167

Nel 2016 si è continuato a parlare di immigrazione come non era mai successo in passato. Se ne è parlato sempre di più e sempre peggio: nonostante esempi virtuosi, il racconto dell’immigrazione si continua ad allontanare dalla complessità della gestione del fenomeno e dai suoi protagonisti, che rimangono figure vaghe e senza voce.

Da parte nostra, abbiamo utilizzato nuovi strumenti per raccontare il nostro lavoro nel quotidiano, esplorando le diverse prospettive dei protagonisti dell’integrazione: quelle dei nostri operatori, quelle delle comunità dei territori dove operiamo e soprattutto quella dei cittadini stranieri. Continueremo a farlo nell’anno che verrà.

Per il 2017 rinnoviamo il nostro impegno a lavorare per un’integrazione e per un’accoglienza che rifiutino l’assistenzialismo, a favore di percorsi individuali improntati all’autonomia e alla sostenibilità.

Abbiamo intenzione di coinvolgere quante più persone possibili nelle nostre attività, come abbiamo sperimentato quest’anno con la campagna di crowdfunding #unfurgonepercasamia.

Vogliamo continuare a far parte dell’Europa, a scambiare le nostre buone pratiche e confrontarci con altri attori dell’integrazione, per superare i limiti del nostro sistema e porre le basi per una società più sicura e più giusta.

july-13-2016-59ok

L’incertezza che sembra dominare i nostri tempi non è un destino. Il lavoro con i migranti è caratterizzato da precarietà, transitorietà e infinite attese, ma noi tutti i giorni cerchiamo di rispondere come se il domani fosse certo.

Anche quest’anno, ricominceremo il viaggio. Come sempre.

Buon 2017 a tutti!

 

(Fonti: ISMU, Ministero dell’Interno, Carta Di Roma, Eurostat)