L’ANNO CHE E’ STATO…

Pochi sono stati gli anni in cui l’immigrazione è stata al centro delle cronache e del dibattito pubblico come nel 2015. Di immigrazione quest’anno si è parlato molto e molto male: le notizie che hanno riguardato gli stranieri sono aumentate del 180% rispetto all’anno precedente e per la metà hanno usato toni allarmistici, enfatizzando il binomio immigrazione/invasione. Invece, con meno di 140.000 arrivi via mare, l’invasione tanto temuta non c’è stata. In questo contesto, abbiamo cercato di offrire una narrazione sincera della realtà e del nostro lavoro, attraverso un nuovo sito, Video partecipati, Campagne di informazione e di sensibilizzazione, eventi locali dall’Umbria alla Calabria, restituendo la voce ai protagonisti della migrazione.

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Nel 2015 la presenza stabile della popolazione immigrata si è attestata intorno all’8% sul totale della popolazione, una parte importante della cittadinanza per la quale abbiamo lavorato molto, offrendo in un anno oltre 10.000 consulenze gratuite in tema di orientamento legale e ai servizi, salute, casa, formazione. Lo abbiamo fatto grazie a Yalla, il servizio regionale di mediazione culturale della Campania arrivato al suo terzo ed ultimo anno di attività, grazie all’impegno di molti piccoli Comuni dell’Umbria, ma anche autofinanziando sportelli dove fondi pubblici sono mancati.

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L’anno che è passato è stato l’ennesimo senza un Decreto flussi, ovvero senza la possibilità di entrare in Italia legalmente per lavoro. Eppure l’Italia ha ancora bisogno dei lavoratori stranieri: per la loro capacità di impresa e perché garantiranno le nostre pensioni. Non ne abbiamo bisogno solo per raccogliere agrumi e pomodori, per fare la mozzarella di bufala o il parmigiano, ma senza il loro contributo tanta parte del Made in Italy scomparirebbe. Quest’anno con gli scatti di Eduardo Castaldo abbiamo raccontato uno spaccato del lavoro immigrato in Italia, grazie alla mostra fotografica itinerante Permanenze.

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L’anno passato per noi è stato anche l’anno di un’offerta formativa decisamente corposa, in larga parte realizzata nel campo della formazione civico-linguistica. Il nostro sforzo è stato quello di sperimentare approcci didattici innovativi per raggiungere coloro che più spesso hanno difficoltà ad accedere a percorsi formativi istituzionali: lavoratori, donne, analfabeti. Il lavoro sul campo dei nostri docenti ha alimentato la produzione di nuovi materiali didattici, fra i quali il manuale per l’apprendimento dell’italiano L2 in età adulta e il materiale didattico per persone non alfabetizzate. Abbiamo sperimentato nuovi strumenti, come il blog tematico, la pagina Facebook dedicata alla scuola di italiano, l’autoapprendimento, l’utilizzo di Skype, i tandem linguistici. Abbiamo offerto tanta formazione per gli operatori L2 pubblici e del privato sociale.

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L’anno appena trascorso è stato l’anno delle cosiddette “seconde generazioni”, dei ragazzi cresciuti in Italia ma che non vengono ancora riconosciuti come italiani a causa di una legge che tarda ad arrivare. Anche con e per loro abbiamo lavorato molto, appoggiando la Campagna “L’Italia sono anch’io”, dando loro voce in incontri ed eventi pubblici, offrendo servizi e mettendo in campo attività per la Scuola, il luogo dove le nuove generazioni si formano, definiscono le proprie identità, il luogo dove si costruisce coesione sociale e senso di appartenenza. Abbiamo organizzato incontri e percorsi di aggiornamento seguiti da centinaia di docenti, laboratori didattici e interculturali per Istituti di ogni ordine e grado, creato nuovi strumenti ad uso degli insegnanti, consolidando la centralità della Scuola quale nostro ambito di intervento privilegiato.

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Più di ogni altra cosa il 2015 è stato l’anno dell’accoglienza. Gli sbarchi di richiedenti asilo sulle coste italiane hanno significato per noi un rinnovato e maggiore impegno: abbiamo fornito mediazione culturale a oltre 4000 profughi durante gli sbarchi, avviato nuovi Centri per Minori Stranieri Non Accompagnati, accolto i richiedenti asilo nei Centri di accoglienza straordinari garantendo gli stessi standard del Sistema SPRAR, sistema nel quale abbiamo rafforzato la nostra presenza. Nell’Accoglienza più che altrove abbiamo dimostrato come il Terzo settore sia in grado di fornire risposte di qualità ed elaborare modelli e buone pratiche di intervento.

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Il 2015 lo ricorderemo come l’anno dell’incapacità delle istituzioni UE di elaborare e condividere una politica dell’accoglienza e un sistema di gestione dei flussi. Anzi, è stato l’anno dell’esternalizzazione delle frontiere, della costruzione di nuovi muri e della negazione del riconoscimento dei diritti umani, della messa in discussione dei Trattati europei e delle Convenzioni internazionali che sono state nucleo fondante dell’Unione per decenni. Il fallimento europeo è fra le cose che non salviamo del 2015, assieme agli Hotspot e all’incapacità di abrogare il reato di immigrazione clandestina.

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Altre cose, molte in realtà, ce le porteremo con piacere e soddisfazione nell’anno che verrà. Primo fra tutti la grande esperienza maturata nel servizio di mediazione culturale Yalla e l’idea che ne è stata alla base: mettere appunto servizi integrati di supporto all’inclusione dei cittadini stranieri e nel contempo valorizzare le potenzialità di accoglienza e integrazione della popolazione locale, cercando una vasta sinergia per ottimizzare le risorse già esistenti ed evitare sprechi e sovrapposizioni. Concepire ogni intervento in un quadro più ampio di Mediazione di Sistema, come attività strutturale di cambiamento e adattamento continuo dello spazio e del modo in cui le persone interagiscono fra loro.

Porteremo nel 2016 le buone pratiche di accoglienza diffusa che nulla hanno a che vedere con l’idea di una emergenza continua, le sperimentazioni nelle classi di italiano, i ponti e le reti create con altre associazioni, Enti, scuole, professionisti, che ci hanno permesso ancora una volta di fare della buona integrazione dal basso, anche nell’assenza di una chiara visione politica dell’integrazione a livello istituzionale nazionale. Ci porteremo con gioia le 94 persone che oggi accogliamo nei nostri Centri, sapendo che alcune le saluteremo e che altre ne arriveranno.

Vediamo anche intorno a noi ottimi spunti per il nuovo anno: la sperimentazione dei primi corridoi umanitari, l’attivazione di pratiche di accoglienza sempre più umane, nuovi modi di raccontare l’immigrazione e all’orizzonte la riforma della legge sulla cittadinanza. Vorremmo più di tutto transitare nel 2016 lo spirito di partecipazione e solidarietà collettiva, spontanea, multiforme che abbiamo colto per le strade e nelle piazze, da Napoli a Monaco, passando per Roma.

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Buon anno nuovo a tutti.