Primo marzo internazionale antirazzista

Un mosaico di uomini, donne, ragazzi e bambini si è riversato per le strade di Napoli e Caserta ieri. Cidis era presente e in ottima compagnia. Vi raccontiamo quello che abbiamo visto.

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Oltre tremila persone hanno partecipato alla manifestazione che si è tenuta a Napoli in occasione della giornata internazionale antirazzista del primo marzo. Tra loro c’erano i rifugiati, i richiedenti asilo e gli operatori dei centri di accoglienza di Cidis Onlus, che sono scesi in piazza per rivendicare il riconoscimento dei diritti di residenza ed asilo per gli immigrati, l’approvazione della legge sul diritto di cittadinanza per i minori stranieri, l’opposizione al nuovo decreto Minniti e l’abolizione della Bossi-Fini. Ma sopratutto per dire no a tutti i razzismi e le discriminazioni.

Nonostante si trattasse di un giorno lavorativo, la partecipazone è stata tanta e trasversale: dalle comunità di migranti ai movimenti per la casa, dalle associazioni del terzo settore al Sindaco De Magistris.

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Mentre sfilavamo abbiamo raccolto alcune testimonianze dei protagonisti di questa giornata, come quella di Omar, mediatorie culturale di appena 19 anni proveniente dal Gambia: “Siamo qui perché vogliamo il cambiamento, e sentirci cittadini italiani: i nostri sogni non si murano”. Gli fa eco Adam, un ragazzo maliano amico di Cidis: “vivo in Italia da 7 anni; in alcune occasioni, fortunatamente molto poche, sono stato vittima di insulti razzisti, culminati nel lancio di acqua e uova. Sono episodi che ti feriscono nel profondo dell’animo. Il razzismo crea divisioni; è importante quindi essere qui per lottare tutti insieme, al di là del colore della pelle o della religione in cui si crede”. “Il mio permesso di soggiorno è bloccato da 7 mesi presso la Questura di Napoli – attacca Naveed, 32enne pakistano che gestisce un negozio di alimentari – Eppure, io lavoro e pago le tasse qui in Italia”.

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A supportare la protesta dei migranti tantissimi cittadini italiani, sindacati e realtà autogestite, movimenti di lotta di precari e per la parità dei diritti, come ad esempio il coordinamento Non una di Meno: “Ho aderito con convinzione alla manifestazione – ci racconta Flavia, quarantenne napoletana – per affermare i diritti di tutti. Sono stata anche io un’emigrante, un’esperienza che mi ha fatto capire quanto sia bello condividere un pezzo di vita insieme con persone provenienti da ogni parte del mondo. Accoglienza significa dignità”.

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Dalla piazza è quindi arrivato un segnale importante di solidarietà collettiva e spontanea contro tutti i razzismi, i muri e le discriminazioni. Per noi di Cidis è stata una grande carica d’energià, che ci aiuterà a continuare a svolgere il nostro lavoro quotidiano al meglio. Continueremo a costruire integrazione, a promuovere la diversità culturale come ricchezza, a proporre buone pratiche di accoglienza diffusa (che nulla hanno a che vedere con l’idea di una emergenza continua), a sperimentare nelle classi di italiano e a costruire ponti e reti con altre associazioni, Enti, scuole, professionisti, per fare della buona integrazione dal basso insieme a tutti i cittadini.

Peace!

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