Sensibilizzare, ascoltare, connettere: Cidis rende possibili gli incontri tra Community Mobilizer e comunità di appartenenza

17 Lug 2025

Sensibilizzare, ascoltare, connettere: Cidis rende possibili gli incontri tra Community Mobilizer e comunità di appartenenza

Cinque incontri già realizzati tra giugno e luglio, cinque comunità coinvolte ma un obiettivo comune: promuovere consapevolezza e strumenti di tutela contro lo sfruttamento lavorativo, partendo dal basso, dal confronto tra pari. A rendere possibile questo percorso è Cidis che ha messo in connessione strategie, competenze e reti territoriali, creando un ponte operativo e culturale tra progetti in corso come INTEGRALITY, con focus sull’agricoltura, e Umbria Legale e Sicura (ULS), che abbraccia tutti i settori lavorativi, con l’unico obiettivo di combattere questo tipo di sfruttamento.

Il ruolo di Cidis e il valore del coordinamento

Cidis ha pertanto promosso e coordinato un’attività capillare di sensibilizzazione, nell’ambito di queste tematiche, affidata a Community Mobilizer (CM) scelti all’interno delle comunità stesse. Queste figure chiave non solo veicolano contenuti informativi, ma agiscono come mediatori di fiducia, capaci di leggere bisogni, superare barriere linguistiche e culturali, e restituire alle persone strumenti reali per riconoscere e affrontare situazioni di sfruttamento. Ad oggi sono state coinvolte cinque comunità: Mali (con due incontri), Marocco, Ucraina e India. Ogni CM ha avuto piena autonomia nell’organizzazione e nella gestione degli appuntamenti, adattando modalità e linguaggi alle esigenze e alle caratteristiche specifiche della propria comunità.

Un approccio flessibile, ma con una struttura comune

Tutti gli incontri hanno seguito una traccia condivisa: una prima introduzione al progetto, la presentazione dei partecipanti e la compilazione del questionario di progetto, uno strumento pensato per rilevare il livello di conoscenza e le percezioni sul tema dello sfruttamento lavorativo.

Quando necessario, le domande sono state tradotte e spiegate una per una, come avvenuto negli incontri con la comunità maliana, in cui l’uso del Google Form su smartphone ha rappresentato un ulteriore strumento di autonomia e partecipazione. In quel caso, il secondo incontro ha avuto un carattere più formativo, con la condivisione e analisi collettiva delle risposte emerse. Le comunità marocchina e ucraina, invece, hanno partecipato a incontri di gruppo in cui le due fasi – somministrazione del questionario e approfondimento – sono state integrate. Diversa la scelta della CM della comunità indiana, che ha preferito organizzare colloqui individuali, ritenuti più efficaci per favorire una partecipazione attiva e personalizzata.

L’importanza del metodo: stili diversi, stesso obiettivo

Oltre alle differenze operative, ciò che colpisce è la varietà di approcci relazionali adottati dai CM: c’è chi predilige uno stile più formale o accademico, chi preferisce un tono più informale e diretto, e chi alterna entrambi. Alcuni incontri si sono trasformati in spazi di confronto aperto in cui sono emerse esperienze personali, domande e riflessioni; altri si sono concentrati maggiormente sulla trasmissione di informazioni e diritti appresi durante i workshop formativi previsti dal progetto. In ogni caso, ciò che ha accomunato tutti gli incontri è stata la partecipazione attiva dei membri delle comunità. In particolare, una domanda del questionario ha acceso il dibattito in quasi tutti i gruppi: “Quali sono, secondo te, le principali ragioni per cui i migranti finiscono in condizioni di sfruttamento lavorativo?” Le risposte più frequenti indicano come cause principali la mancanza di documenti legali e le barriere linguistiche, elementi ricorrenti che evidenziano il legame diretto tra vulnerabilità giuridica e rischio di sfruttamento.

Un ponte tra comunità e diritti

Il lavoro dei Community Mobilizer si conferma dunque cruciale non solo per informare, ma anche per costruire legami di fiducia, attivare processi di empowerment e trasformare le informazioni in strumenti concreti di tutela. Come raccontato in un approfondimento recente su Umbria Integra (leggi l’articolo completo), questa figura rappresenta un vero e proprio ponte tra comunità e diritti, capace di avvicinare le persone più vulnerabili ai servizi, alle informazioni e alla possibilità di far valere le proprie tutele.

Gli incontri proseguiranno fino alla fine di luglio, quando ogni CM avrà completato almeno due appuntamenti con la propria comunità. Sarà quello, probabilmente, il momento più adatto per condividere una sintesi più ampia. Ma intanto, questi primi passi ci confermano quanto sia prezioso – e necessario – ascoltare, adattare, costruire fiducia.